Mayday.
Mi chiamano Mayday. Sono Irene. Sono quella che si fida di tutti, ma nessuno si fida di lei. Sono quella che deve ascoltare e, quando tocca agli altri ascoltare lei, le viene detto che pensa solo a se stessa. Tutti pensano che sia la classica "brava ragazza", la "secchiona", ma in realtà non è nulla di tutto questo. La ragazza a cui viene sempre detto "Devi cambiare", ma nessuno la aiuta, a cambiare. Odiata dai suoi amici, amata da quelli che lei deve dimenticare. Iscritta a tumblr. per cercare la famiglia perduta, per cercare qualcuno che la accetti per quello che è e per trovare qualcuno che la faccia accettare da se stessa. Per trovare qualcuno che la aiuti a diventare una persona migliore. Insomma, io.

Lei diceva che amava scrivere.
Era dalla mattina alla sera seduta davanti a una vecchia scrivania, ma senza una penna stilografica in mano e con avanti a sé un foglio perennemente bianco.
Si diceva che amasse scrivere,
ma nessuno aveva mai visto un suo scritto.
Amava starsene con i suoi pensieri davanti al legno e alla carta.

Lei diceva di scrivere, per davvero.
Era in silenzio, e scriveva.
Era immobile, ma scriveva.
La mano china accanto al foglio.
Quel foglio che rimaneva sempre bianco.

E tutti le chiedevano dove fossero le parole scritte ma in realtà

-non si scrive solo di parole su carta-

Diceva Lei.
La penna era posata accanto al foglio
E Il foglio non era impregnato di scritte, ma di sentimenti.
E il suo strumento non era la penna.
Nessuno lo vedeva, ma lei scriveva con il cuore. E le parole le componeva nella sua mente.
Dentro scoppiava.
quella ragazza.
Ma componeva quelle parole nella mente, come una dolce scrittura, la sua penna era il cuore.
Le scritte non esistevano.
E le frasi
erano i pensieri.
E questa, senza che nessuno per davvero la capisse, era una delle sue forme di scrittura preferite.
Illusi, tutti scrivono. Non ci vogliono per forza una penna e un foglio per scrivere.
Esistono i pensieri.

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)

Mia rivisitazione di un testo scritto quando avevo 8 anni.

Era bello stare con mio nonno. Era una persona saggia, lui. Una di quelle persone che non riesci a distinguere dalle altre da lontano, ma quando le vedi da vicino, noti che sotto le rughe e la posizione incurvata ci sono anni di esperienze e storie alle spalle.
Dicevo sempre a mio nonno che non avevo idea di dove nascondesse tutte quelle storie e tutte quelle esperienze, e lui diceva proprio così “sulle spalle, le ho sulle spalle”.
E io, ancora piccolina, immaginavo il mio nonno che aveva queste cose strane chiamate “esperienze” sulla sua schiena fragile tendente all’ingiù.
Volevo bene a mio nonno, forse di più che a mia nonna, perché lei mi rimproverava sempre. Ma il nonno diceva che non dovevo fare differenze, e dovevo amare entrambi allo stesso modo.
Mio nonno prometteva tanto, e lui mi ha insegnato che a discapito di tutto e tutti, le promesse vanno mantenute.
Il nonno riusciva a mantenere tutte le promesse che mi faceva.
Era sempre puntuale nel comprarmi il gelato il venerdì, appena uscita da scuola. Lui mi abbracciava quando prendevo un bel voto nei testi di italiano. Papà al contrario, non lo faceva, ma mio nonno diceva di perdonarlo.
Il nonno aveva un’immensa libreria, che mi mostrò prima ancora che io imparassi a leggere. Ricordo che vedevo tutti questi libri polverosi, e ogni tanto lui ne sfogliava alcuni davanti ai miei occhi.
E io, per un attimo distoglievo lo sguardo dai pezzetti di polvere che andavano ad accumularsi sul tappeto dopo essere scesi delicatamente dalla copertina del libro, e posavo gli occhi su quei strani simboli tra le pagine, le lettere.
Un giorno gli dissi: “Nonno, mi insegnerai a leggere.” E lui mi rispose dicendo che l’avrebbe fatto, anche se poi aggiunse “Ora è troppo presto, piccola mia.”
Mi voleva insegnare tante cose, il nonno. E diceva che l’esperienza è come la felicità. Non è reale se non è condivisa. Perciò lui l’avrebbe condivisa con me.
Il nonno diceva “ti insegnerò ad andare in bici, come i bambini grandi. “
E ho imparato a usare la mia bici in cortile, con lui.
“Ti insegnerò a mangiare il gelato senza sporcarti tutta come fai tu.”
E quando tornavo a casa, la mamma non mi rimproverava più perché non avevo la maglia piena di macchie di cioccolato e vaniglia.
“Ti insegnerò a leggere.”
“Ti insegnerò a scrivere.”
“Ti insegnero a girare il mappamondo e riconoscere le nazioni.”
“Ti insegnerò a raccontare le storie.”
E mi insegnò tutto ciò che promise.
“Ti insegnerò a volare.”
E il nonno volò via.
Io pensavo che fosse come quando lui mi insegnava a fare la gambetta della “a”, che la disegnava prima lui e poi avrei dovuto disegnarla io. Invece no, lui era andato via, e basta.
La nonna dice che è volato, e io mi sono arrabbiata perché lui non me l’ha insegnato.
Ma forse come diceva lui, ci sono delle cose che non si possono imparare. Come amare.
Nonno, sappi che io le so raccontare le storie adesso, perché me l’hai insegnato tu. Questa storia era per te, e lo so che prima o poi imparerò a volare anch’io. E ti raggiungerò. “È troppo presto piccola mia” diresti tu.
Sì nonno, ma prima o poi ci rivedremo, e ti farò vedere tutto ciò che ho imparato da sola. Lo insegnerò io a te.
Te lo prometto, e le promesse vanno mantenute.

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)

sto piangendo…

(via tuhailechiavidelmiolabirinto)

Le lacrime…

(via laperfezionestanellimperfezione)

La cosa più bella che abbia letto.

(via la-verame)

Mi sentite piangere?

(via vienieabbracciami)

La prima volta che piango per un post…

(via halfofmarghe)
Perché non è vero che si nasce forti.
Non è vero che la forza dell’animo è nel carattere. Perché è inutile nasconderlo, si sa che tutti siamo stati quei bambini che cominciavano a piangere, quando la mamma si allontanava di due, tre passi da noi.
Siamo stati anche noi quei bambini che, quando camminavano affianco al papà, gli tenevamo la mano forte forte, perché si sa, ai papà la mano non è mai abbastanza stretta.
Siamo stati quei bambini che fingevano di addormentarsi, quando uscivano con i genitori, solo perché volevano essere presi tra le loro calde braccia, perché lì ci sentivamo al sicuro, protetti da qualunque persona esterna.
Dicevo, che niente, è nato forte, di natura. Quando un vaso cade a terra si rompe. Ma poi tu lo riattacchi, pezzo per pezzo, con la colla, quella che devi far attenzione a non farla andare sulle mani, perché è molto forte. Ci vuole tempo per far asciugare quella colla, ma quando la vedrai ben compatta, il vaso potrà cadere, ma non sarà più fragile quanto prima. Perché i pezzi sono attaccati con la forza di quella pasta collosa.
Tutti, prima di di diventare forti, siamo caduti, come quel vaso.
Tutti, siamo stati calpestati, dalle persone. Abbiamo sofferto, abbiamo capito di aver perso tempo dietro il ragazzo sbagliato. Tutti abbiamo pensato di essere una delusione, un totale disastro.
Nessuno, ha mai pensato, che anche i grandi pittori, prima di ricalcare con la pittura i loro quadri, ne fanno una bozza, con la matita? Sapete quante volte, i grandi artisti, hanno dovuto cancellare quella linea a matita, che comprometteva il risultato finale? Anche la perfezione di un quadro, ha visto i tempi duri. I tempi di quando il pittore delineava il suo scheletro con la matita. I momenti in cui pensava che il disegno, forse, avrebbe meritato di essere rifatto da capo.
Ma non ha mai pensato di cancellarlo. Mai.
Nessuno di noi, merita di cancellarsi.
Merita di cadere, sì, e poi di riattaccarsi i pezzi con quella colla a presa forte.
Così, sapete, si diventa forti. Solo così, si vive.

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)

l’amore per questa ragazza,cresce ogni giorno di più.

(via amoredolore99)

"Nessuno di noi merita di cancellarsi"

(via insegnami-a-scordarmi-di-pensare)

Lo so che adesso ti sembrerà impossibile. Ma un giorno, e per “giorno” intendo un tempo indefinitivamente vicino, ti basterà una parola, o una frase, e riguarderai indietro a ciò che ne è stato di te e della tua adolescenza.

I ricordi si affolleranno nella tua mente per scorrere ad uno ad uno, come quando riguardi un cumulo di vecchie fotografie. E non un album fotografico.
Dico davvero, perché succederà come quando apri una scatola di vecchie foto e alcune ti cadono addosso, altre strabordano dai lati della scatola troppo stretta.

E tu li rivedrai con accuratezza, lieve nostalgia, saltandone alcuni, soffermandoti su altri. E rivedrai, e ricorderai.
Di tutte quelle volte che ti sei dovuta rialzare da sola, di tutte quelle volte che hai dovuto coprire le tue cicatrici interne, e ricacciare indietro le lacrime che ti si erano accumulate in gola, dietro gli occhi, dappertutto.
Di tutte quelle volte in cui ti sei sentita crollare, ma poi non sei più caduta, sostenendoti con le tue piccole braccia. Quanto eri fragile vero?
Ti vedi? Mentre piangevi per un’amica persa, per il tuo ragazzo che, stronzo com’era, ti ha tradito con un’altra. Come se fossi nulla, come se fossi polvere.
Invece no. Te ne sei resa conto adesso? Intendo, di quanto vali. Lo vedi tuo marito lì seduto accanto a te? Chissà se la conservi ancora la felpa che ti regalò al vostro primo appuntamento. Di certo conservi ancora il suo primo abbraccio incastrato tra le costole.
E tua mamma? Ma te la ricordi tua mamma quante cose ti ha proibito con sguardo contraddittorio? E tu quante volte hai desiderato fuggire di casa? Mollare tutto. Scuola, amici. Adesso tua mamma è una signora da abbracciare, a cui tenere compagnia, da amare con tutto il cuore. Da ringraziare per tutte quelle volte in cui ti ha protetto, mentre tu eri inconsapevole dell’amore che ti stava dando. Adesso non puoi più mollare tutto. Hai un lavoro, e a dire la verità, neanche hai voglia di lasciarlo. Ti fa sentire utile.
Aspetta, stanno suonando il campanello. Devi mollare un attimo i ricordi, vai ad aprire.

Oh, ma è lei. La tua migliore amica. Lei, che è rimasta nonostante tutto. La abbracci come nei vecchi tempi, e la fai accomodare nel soggiorno, invece che nella stanzetta.
Voglio dire, ma tu te la ricordi la tua vecchia stanzetta? A tratti sì, a tratti no. Tutte quelle fotografie che avevi incollato sul muro, quelle scritte sopra il letto che leggevi ad una ad una prima di andare a dormire.
Volevi dire tante cose al mondo, tu. Piccola com’eri. Volevi dire tante cose anche a te stessa.
Tu, ma proprio tu, che avevi paura di non riuscire ad andare avanti. Che c’erano momenti della tua vita in cui pensavi di lasciare tutto. Adesso guarda, fuori dalla finestra. Non ci pensi, a quanti tramonti hai vissuto? Come sono stati? E il bacio con il tuo vero amore.
Perdonami. Ma davvero volevi rinunciare a quelle corse per non perdere il pullman, ai lunghi discorsi con le amiche, a tutto quel tempo passato davanti allo specchio a non accettare niente di te stessa, e poi ti bastava un “sei bellissima” da una persona a cui tenevi, per stare bene. O quando un complimento non arrivava mai. E davvero volevi rinunciare all’emozione che hai provato quando hai trovato il tuo vero amore? Che hai pensato “È lui che cercavo. Nessuno mi potrà far del male ora che c’è lui.”
Sai che ti dico? Che forse a volte ti mancheranno anche, quelle interrogazioni, mentre mostri la tua pagella ai nipotini. Quelle chiacchierate prima di una verifica decisiva. A tutto ciò che dicevi contro i tuoi professori.

Adesso, qualcuno ti sta abbracciando da dietro. Ti giri ridendo. È tuo marito che è appena tornato dal lavoro, e ti saluta con un bacio in fronte. Lo sa lui, che ti sono sempre piaciuti, i baci sulla fronte. Ti fermi un attimo.

Tu volevi dire tante cose al mondo, adesso ne vorresti dire solo una. Vorresti parlare alla te del passato, dirle di rimanere forte, che tutto passerà. Ma non puoi.
Così vai nella cameretta di tua figlia, prendi un piccolo foglietto, mezzo strappato mezzo intatto e prendi una penna dal suo portapenne strapieno. E con la tua grafia disordinata, le scrivi:

"Vivi ogni attimo. Respira, perché a volte ti manca l’aria in questa vita di strepiti e confusione. Ascolta. Perché spesso in questo mondo si sente, ma non si ascolta mai. Parla, devi dire ciò che senti e ciò che provi. Esadisci i tuoi desideri, perché arriveranno momenti in cui non li desidererai più. Gioisci per le cose che ti piacciono. Devi fare ciò che ami, non ciò che gli altri vogliano che tu faccia. E devi essere come tu vuoi essere, non come ti vogliono gli altri.
Sei viva.
E allora vivi. Che ci saranno momenti che non torneranno più.

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)

Sto piangendo.

(via laragazzadellaportaaccanto)

"Devi fare ciò che ami, non ciò che gli altri vogliano che tu faccia. E devi essere come tu vuoi essere, non come ti vogliono gli altri."

(via mihaiguardatapercaso)

Io giuro che sto piangendo. È la cosa più bella che abbia mai letto.

(via amorimpossibili)

Sto piangendo, complimenti a chi l’ha scritto.
Mi sono immedesimata, mi sono vista li’ fra quelle parole e righe. È meraviglioso.

(via laricamatricedisogni)

Vi giuro che sto piangendo, è una meraviglia!!

(via alotoflovesworld)

Non c’è cosa più bella.

(via nessunosiaccorgedelmiodolore)

"ci saranno momenti che non torneranno piú."

(via imnotstrongenought)

Magnifico

(via eadessovivosoloperte)

È la storia più bella, basta.

(via stomorendoaiuto)

Aiuto, è perfetta.

(via ituoiocchiverdiovunque)

La bellezza.

(via iunmistodiaciditaedolcezzame)

5 Cose su di me…

Di solito non faccio questi giochi, ma mi avete nominato davvero in tanti, e continuano tutt’ora ad arrivarmi nomine, così ho deciso di farlo. Volevo davvero ringraziare tutti quelli che mi hanno menzionata per questo gioco:
Sorrisidisperati
Salvamicomesolotusaifare
Fumomarlboro
Khalosmoscato
Thelonelyweepingwillow
Quelsorrjsomessocomescudo
Stupidapagliaccia
Hurricanesineyes
Personechemuoionoperiltuosorriso
Cometosenti-inutile
Ioeteinunaltravita
Unaquattordicenne
Laragazzadaicapellirossorame
Iochenonsoamarmisorovinarmi
Occhipersiperte
Ragazzaimpacciata
Leggimidentrocomesefossineve
Brianbramato
Senzateilvuoto
Sleepinglittlegirl
Sconvolgimilavita
Leurlasilenziosediunaragazza
Carlotta-7 uncignoedueali
Complimenti-avetecreatounmostro
Dontleavemealonestay
Piccoligrandiricordi
Fingersifeliceenonesserlo
Innamoratadiricordi
Silenzionelleveneevuotonegliocchi
Stella-senza-cielo
Freddapercaso
Onlyadisaster
Feelingsbroken20
Unombrasullasfalto
Sorrisoquasifinto
Stopthisfuckinglife
I-like-flowers-perfume
Non-fermiamoci
Giardinodiroserosse
Ghiacciofuorimieledentro
Teniamocivicinialcuore
Vuoiesserelamiastella
Miabeatrice
Ondechesiabbraccianonelvuoto
Quellamaiabbastanza
Laragazza-cheurla-insilenzio
Laspacciatricedisogni
Occhiverdieanimanera
Corvi-nellostomaco
Abbraccidietrolequinte
Machisoniveramente
Losguardodichiama
E-non-lo-so-dove-sei
Nonsmetterediabbracciarmi
Iwillmovethehell
Ilsoledentroagliocchi
Nonspegnerelaluce

Perdonate la lista chilometrica, ma era l’unico modo che avevo per ringraziarvi a dovere.
Ora, passiamo a me.

1) Ascolto la musica sempre con una cuffietta sola.
2) I miei colori preferiti sono il celeste e il bianco, come si vede dal mio blog. Tuttavia mi piacciono solo abbinati, perché ritengo che da soli non avrebbero senso, mentre insieme mi fanno pensare al cielo quando è sereno, e quando tutte le sue nuvole sono di un bianco limpido.
3) Di solito negli elenchi mi blocco sempre al numero 3, e penso di non avere più idee. Quando invece concludo i test, arrivando al numero finale, mi vengono in mente cose che ormai non posso più scrivere.
4) Quando ero piccola, ogni volta che vedevo un bambino o una persona cogliere un fiore, piangevo e chiedevo a mia madre se il fiore fosse ancora vivo.
5) In tutti i luoghi chiusi in cui vado, noto sempre se la finestra è aperta, perché sono claustrofobica e mi sembra che improvvisamente, nei luoghi senza finestre, se ne vada via l’aria.
Nomino i 10 blog:
Miamerestisenonfossimestessa
Stobeneanchesetuttovamale
Thatconfusedsoulintoemptyeyes
Cmonjudgeme
Lecometecomete
Gliocchisorridono
Rivoluzionaria
Stomaledentromanonpiango
Entropiclanguage
7disera

Un abbraccio a tutti.

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)
dueanimeinunatomo:

E son passati mesi, ma il mondo ci vede sempre così, come allora, con le guance in fiamme, imbarazzate a viverci così tanto, così bene. Io lo ricordo, ci guardavamo e forse già ci volevamo per tutta la vita, già scelte, già ad abbracciarci tutta la notte, per un tempo infinito. Insieme quiete e confusione del cuore, ci guardavamo, lo ricordo bene, e ci rassicuravamo “Con me non devi essere niente”, però volevamo essere migliori, e con gli occhi ci leggevamo in cento modi, come poesie, e sorridevamo, come  a dire “Mi stai facendo vivere”. Impazienti, ci voltavamo alla ricerca dei visi, ma già gli occhi di uno o dell’altro erano sul nostro. Andavamo in giro, particelle, ora, due anime in un atomo, andiamo da qualche parte. Qualche luogo meraviglioso, mi dicono. Perchè la geografia di certi sguardi non cambierà mai.